MALINCONIA E RITMO DI VITA

La Concezione Fenomenologica della Malinconia come Trasformazione del Ritmo della Vita

[gli autori citati nel testo sono riportati in bibliografia a fondo pagina]

Temi raccolti non da una casistica clinica, ma dalle parole del poeta, del filosofo, del pittore oppure dell'uomo comune che ha espresso i suoi vissuti attraverso esperienze collettive e socializzate, nel rito magico religioso appartenente al folklore o alla liturgia. Breve viaggio attorno al mondo di una psicologia culturale, che include il RITMO, inteso con le parole di Nietzsche come la forma fondamentale dei mondo dei fenomeni, dell'accadere della vita e dell'esistenza. Il momento centrale di tutto ciò che è vivo, il momento di congiunzione tra natura e cultura.

De Chirico - Senza titolo


Parlando di ritmo mi riferisco alla struttura ritmica della coscienza, della vita biologica e pure della vita culturale. L'esperienza psichica è scandita nella complessa unione di ritmi naturali e ritmi culturali.

Già Eraclito scopriva il ritmo nell'immagine dei bambini che giocano sulla spiaggia in riva al mare e che fanno e disfano senza sosta i loro giochi seguendo il ritmo capriccioso delle onde in un andare e venire di stati d'animo. Un immagine che precede cosi bene il concetto astratto di tensione e il passaggio da una tensione eccitatoria ad una inibitoria "il gioco dei fanciullo cosmico Zeus, l'eterno scherzo di una nascita dei mondo e dì una distruzione dei mondo".(Nietzsche)

Minkowski si riferisce alla natura ritmica della affettività quando paragona il suo funzionamento al muscolo cardiaco e al sistema di diastole e di sistole, all'alternanza di rilassamento e di contrazione.

Così Tellenbach nella sua ricca indagine sulla malinconia, afferma che il movimento della vita nella buona salute non è uniforme ma oscillatorio, infatti rallentamenti e accelerazioni come stanchezza e freschezza, come rassegnazione e vivacità fanno parte della ritmicità della vita. Ma nella malinconia grave che si distingue clinicamente, il ritmo si trasforma e viene quasi eliminato nel permanere a lungo in un angoscioso eccitamento o in una corsa a vuoto che può durare mesi oppure nella permanenza dell'insonnia, della tristezza o della monotonia dell'agire. La malinconia per Tellenbach è dunque caratterizzata da due momenti, l'inibizione dei divenire e il troppo rapido fluire di esso e quindi dal passaggio reversibile dall'uno all'altro e viceversa.

Egli definisce la malinconia grave come "endogena" (che ha origine all'interno) e si riferisce non alla sola realtà psichica né alla sola realtà fisica, ma ad entrambe, considerando quindi l'uomo in una dimensione globale, come vivente appartenente all'inscindibile unità della vita.

Egli inserisce con la teoria dell'Endogeno, una terza dimensione autonoma rispetto alla psicopatologia organicistica o a quella psicodinamica. La malinconia "endogena" non è organica quando si e scoperto il correlato biologico e fisiologico e non è psicogena quando si sono individuati i fatti esperienziali che l'hanno procurata, ma le comprende entrambe nell'ambito di una specifica visione dei mondo che sta alla base di questa classificazione. L'ipotesi di un uomo facente parte della natura, ma non alla natura intesa dalla scienza positiva, bensì alla natura come Physis, non come fisico contrapposto a psichico ma come realtà diveniente: dove l'uomo e le cose del mondo sono immerse nel ritmo che va dalla nascita alla morte secondo la legge dei tempo. Dalla visione ritmica dell'esistenza, alla concezione dottrinale della malinconia endogena ci avviciniamo all'esperienza ritmica della malinconia nel vissuto dei poeta, dei filosofo, dell'uomo comune e dell'artista creatore di ritmi. In alcuni frammenti dei diario di Kierkegaard troviamo un benessere che dà le vertigini, una microcosmica beatitudine, il senso di vibrare in armonia con l'intero sistema, l'andatura leggera come volo d'uccello che s'interrompe tutto in un tratto e mostra il senso minaccioso e stagnante della disperazione. Oppure il senso di vuoto e il tedio di Romano Guardini che sembra spezzare le fondamenta della stessa esistenza e che muta improvviso nell'esplodere dionisiaco dell'affettività.

Ancora l'illimitato godimento di un'esperienza vissuta fino in fondo che lascia il posto allo stanco abbandono e alla rassegnazione di sé. Cosi ritmico appare il decorso di uno sconvolgente attacco di malinconia, in una bella personificazione poetica che risale ad un testo scritto nel 1428 da Alain Chartier, notaio reale e segretario dei re di Francia, Carlo VI.

Dame Mérencolye, una vecchia scarna che avvolge con il suo manto di sventura e stringe forte fino a serrare gli occhi e gli orecchi impedendo di vedere e di sentire..... ha gettato nel terrore e nel malanno il protagonista che dopo molti giorni trascorsi alla Casa della Malattia nel vuoto e nella debolezza, sente l'organo posto in mezzo alla testa, nella regione dell'immaginazione, aprirsi e rientrare nel flusso e nel movimento.

Trovo temi di malinconia in molti quadri di Giorgio De Chirico, il pittore dell'enígmatico, dei metafisico, dell'infinito.



Mistero e malinconia di una strada

In Mistero e malinconia di una strada la bambina coi cerchio sembra muoversi giocosa, quasi correndo verso l'orizzonte, ma il suo incedere e il suo gioco si arresta quando si mostra l'ombra minacciosa spuntare oltre la strada. All'Arnheim non sfugge il messaggio estetico profondo di questo quadro e spiega come l'organizzazione spaziale e prospettica dei dipinto, le sue distorsioni geometriche diano "la sensazione che la bambina spensierata coi cerchio sia minacciata da un mondo che è sul punto di crollare lungo invisibili crepe e di scindersi in frammenti incoerenti." Tempo e ritmo di una geometria che sa tracciare l'esperienza della creatività pervasa di malinconia. Difficile non cogliere di questa immagine il fascino e il ritmo dell'affettività incarnata nella materia vivente che si muove tra una tensione eccitatoria ed una inibitoria, nell'alternarsi di oscure ombre e di luce e nell'opposizione delle due prospettive laterali alla strada.

Così De Chirico parla della sua pittura: "Dipingere é l'arte magica .... é il guizzo della lucertola immortale sul sasso arroventato della calura meridiana...... é l'arcobaleno della conciliazione .... é l'alba sgargiante, é il tramonto doloroso, il pomeriggio immobile, é l'ombra lunga, é la luce ferma, convalescenza dei giorno stancato dei meriggio, é la notte pudica che naviga velata tra la nebbia ed i vapori salenti della terra...."

Per ultimo mi sembra molto significativo il rito del tarantismo come ci e pervenuto dalle ricerche di Ernesto De Martino inteso come dispositivo di evocazione e di risoluzione di ansie e angosce depressivi vissute nei momenti critici dell'esistenza in una società povera e contadina.

Nella danza della tarantella liturgica confluiscono l'agitazione senza orizzonte e la depressione che isola e chiude.

Nel linguaggio della danza e della musica presente nel rito, allo stesso modo che nel linguaggio estetico di poeti e pittori, prendono forma, passioni articolate e distinte e il mito della taranta presta figura e metafora al silenzio minaccioso, immagine, ritmo e melodia alle diverse tonalità affettive e alla malinconia.





ALLE ORIGINI DEL PENSIERO SULLA MALINCONIA

"Agli albori dell'umanità, prima di ogni vana credenza, prima di ogni sistema, la medicina nella sua interezza risiedeva in un rapporto immediato della sofferenza con ciò che l'allevia"(M. Foucault), ma nel momento in cui il nostro discorso prende l'avvio, la "storia"è gia cominciata. Dalle antiche cosmologie che componevano l'universo di quattro elementi, il fuoco, l'aria, l'acqua e la terra risalgono le prime nozioni di medicina che parlano della malinconia. A questi elementi del cosmo corrispondevano sostanze visibili e tangibili del corpo, gli umori. Essi avevano il potere di controllare l'esistenza e i comportamenti dell'umanità determinando il carattere degli uomini a seconda di come si combinavano. Un filosofo anonimo del medioevo riporta l'antica teoria dei quattro umori: "Esistono infatti quattro umori nell'uomo, che imitano i diversi elementi; aumentano ognuno in stagioni diverse, predominano ognuno in una diversa età. Il sangue imita l'aria, aumenta in primavera, domina nell'infanzia. La bile gialla imita il fuoco, aumenta in estate, domina nell'adolescenza. La bile nera, ovvero la melanconia imita la terra, aumenta in autunno, domina nella maturità. Il flegma imita l'acqua, aumenta in inverno, domina nella vecchiaia. Quando questi umori affluiscono in misura non superiore nè inferiore al giusto, l'uomo prospera".

La dottrina dei quattro umori, gradualmente si modificò in quella dei quattro temperamenti. I termini sanguigno, flemmatico, billioso, malinconico finirono per caratterizzare aspetti peculiari non necessariamente morbosi della natura umana. Tali caratteri per quanto predisposti a malattie ben definite, normalmente, erano del tutto sani. Per quanto riguarda invece l'humor melancholicus, si verifica un processo di separazione dal solo temperamento alla vera e propria malattia: in Ippocrate troviamo la "melancolia mentale" di cui l'ansietà e la depressione erano le costanti.

Aristotele nei Problemata XXX, una monografia sulla bile nera, illustra la concezione del melanconico naturale. Il Typus Melancholicus ha come caratteristica costituzionale e permanente, una prevalente quantità della bile nera rispetto agli altri umori. Quando le alterazioni della bile nera e dell'umore melanconico sono solo temporanee, dovute a disturbi digestivi o ad eccessive influenze del caldo e del freddo, allora si parla di malattia melanconica. Aristotele paragona gli effetti della bile nera a quelli del vino:


"Ora come un individuo che sta bevendo muta il suo carattere a seconda della quantità di vino che consuma, così c'è per ogni carattere una classe di persone che lo rappresenta........ il vino rende anormale un uomo non per lungo tempo, ma solo per poco, però la costituzione naturale di un uomo lo rende tale permanentemente per tutta la durata della sua vita".


Per cui la disposizione naturale del melanconico, anche se non si manifesta, tuttavia caratterizza l'individuo in una singolarità spirituale permanente. La bile nera come il vino costituisce una forza stimolante intensa che mette l'organismo in uno stato di tensione influenzando il suo spirito e il suo comportamento: "il temperamento malinconico, così come provoca malattie con sintomi molto diversi, è in se stesso variabile, dato che come l'acqua è a volte freddo e a volte caldo". (Aristotele) Se la bile nera è prevalentemente fredda si hanno tipi deboli e letargici, se è invece calda si hanno persone vivaci e facilmente eccitabili. La dottrina aristotelica parla di individui le cui passioni sono più violente degli uomini comuni, ma che riescono tuttavia a ricavare un'equilibrio dall'eccesso. Questi che si distinguono per le loro doti artistiche ed intellettuali, sono i mesotipi (melanconici moderati) nei quali esiste un mescolamento ottimale tra bile calda e bile fredda. La melanconia nella sua forma di malattia si costituisce invece nella caduta agli estremi atimico od estatico dell'umore, nel passaggio dall'equilibrato all'eccessivo, nell'acrasia e nell'ametria.


Vino e uva

Queste antiche teorie, a cui si devono i termini di tipo bilioso o melanconico e di costituzione melanconica hanno costruito una definizione della malinconia che trascende l'aspetto puramente esperienziale e psicologico attribuendole un fondamento che è radicato profondamente nel biologico, attraverso una filosofia naturale dell'uomo. Esse sono da considerarsi gli antecedenti, originari, nella storia del pensiero medico-filosofico di una posizione concettuale della psichiatria moderna, di quella elaborazione fenomenologico-esistenziale di Hubertus Tellenbach alla quale, in modo specifico, facciamo riferimento in questo studio.


INDAGINE SCIENTIFICA E VISIONE DEL MONDO

Qualsiasi evento psicologico non ha una sua esistenza neutra o autonoma, ogni fatto od oggetto di ricerca, nella storia e nei tempi del discorso scientifico, aspetta di essere interpretato.


Le teorie generano fatti o dati che sopravvivono alla morte delle genitrici, e che attendono al varco le teorie successive, cioè da queste ultime non possono non essere presi in considerazione e reinterpretati".(S. Marhaba)


Dei tanti orientamenti di indagine, ho individuato alcuni tra quelli che hanno proposto delle ipotesi interpretative della malinconia. Tali interpretazioni trovano la loro validazione all'interno delle specifiche metodologie utilizzate e dei presupposti teoretici che fanno da supporto al processo conoscitivo.


La mente che osserva la realtà, è simile ad un riflettore acceso nel buio della notte: la mente, - ciascuna singola mente - evidenzia i fatti in funzione delle proprie teorie - aspettative, così come il riflettore evidenzia - rende visibili - gli oggetti in funzione della direzione, dell'ampiezza, dell'intensità, del colore del proprio fascio di luce. -(S.Marhaba)


Guidato dalle teorie e in funzione delle teorie il ricercatore dà interpretazioni diverse-nuove a fatti nuovi, vecchi o vecchissimi. Se per Popper il significato dei fatti di qualsiasi natura essi siano, deriva interamente dalle teorie, anche la formulazione della malinconia come fatto della psiche e ancor prima la definizione di questo oggetto di studio nella psicologia e nella psicopatologia, presuppone sempre una specifica teoria. La prospettiva organicistica nell'indagine clinico-psichiatrica attualmente si muove lungo tre filoni ben definiti:

  • lo studio sul metabolismo cerebrale;

  • la ricerca neuro-fisiologica, impegnata nelle correlazioni tra struttura del S.N.C. e fenomeni psicologici;

  • la ricerca genetica che vuole dimostrare l'esistenza di una ereditarietà cromosomica.

L'organicismo in psichiatria ha privilegiato lo studio della malinconia nella sua forma di "psicosi endogena". Dire "psicosi endogena" significa già implicitamente il riferimento a tale prospettiva che vede solo sul terreno biologico e fisiologico l'origine del fenomeno.

La lettura di un corpo frammentato e scomposto si pone in antitesi allo studio della psiche nei suoi aspetti psicodinamici. La prospettiva psicodinamica ha trovato ampio respiro nelle teorie psicoanalitiche e nello spazio circoscritto delle ipotesi psicogenetiche. Consideriamo due visioni dell'umano che sono riferite entrambe ad una aprioristica scelta "dogmatica" (O. Siciliani): l'ipotesi metafisica secondo cui l'uomo è un ente del mondo naturale. Ma se nel modello biologistico il codice naturalistico è riferito ad una realtà esterna: il corpo diviso in funzioni psico-fisiologiche singolarmente indagabili, in quello psicoanalitico esso è riferito ad una realtà interna: la struttura della psiche articolata secondo una sua particolare "topica", "dinamica" ed "economia".

Il positivismo, scienza dell'Homo Natura costruisce una spiegazione all'interno di una concezione dualistica dello stesso. E' evidente una divisione dell'individuo, in questa diatriba tra bios e psiche che ricorda l' inconciliabilità tra materia e spirito, tra corpo ed anima.


Nuvole in fermento
LA CONCEZIONE ENDOLOGICA

Come superamento della posizione dilemmatica classica tra corpo e anima, natura e spirito precedentemente considerata, inseriamo il contributo di Hubertus Tellenbach e l'approccio da lui definito endologico. Da esso emerge una particolare visione meta fisica dell'uomo: "l'Homo Existentia": "L'esistenza accade, esemplarmente nelle fasi di maturazione, nei suoi processi ritmici, periodici, fasici psicofisicamente simultanei"; (H.Tellenbach) una dimensione della realtà che passa attraverso la struttura temporale del ritmico, "con tutto il suo intrecciarsi con l'esistenziale come con il biologico". (H.Tellenbach)

Il fenomeno del ritmo, possiamo dire che sia assunto come modello originario dell' endogenità, seguendo un'analisi che non si occupa del contenuto, ma principalmente della forma: "non concepisce tale forma come immobile, ma cerca invece di coglierla nella sua mobilità, nel suo dinamismo vivente". (E. Minkowski) Un principio primitivo di comprensione, quale il concetto di struttura, permette in tale contesto di indagine un'integrazione tra un ordire di analisi del corpo e della mente, creando un luogo del conoscere che è transsoggettivo e transoggettivo.

"La struttura si rende manifesta in modo univoco tanto nelle particolarità biologiche e caratteriologiche, quanto in quelle che riguardano l'attività. spirituale e creativa" (E.Minkowski) . Utilizzando questo principio Tellenbach interpreta la malinconia nel senso di una modificazione globale dell'esistenza che avviene nell'ambito di un divenire organico delle cellule, di un divenire ambientale e di un divenire interiore.

La malinconia è definita come una trasformazione dell'essenza del ritmico, inteso come "regolare irregolarità" (H.Plessner) che connota principalmente l'endogeno. Tale trasformazione è dunque, un cambiamento nel movimento della vita, un cambiamento nell'oscillare del ritmo in tutte le sue manifestazioni: le oscillazioni della capacità di prestazione nel corso della giornata e nel corso dell'anno, l'oscillare dell'umore, degli impulsi e delle motivazioni. "Nella pena profonda e in quelle sensazioni di malumore immotivato che emergono liberamente, l'accadere fondamentale fluisce più lentamente, mentre invece negli stati febbrili di creazione fisica e mentale, esso fluisce più rapidamente". (H.Tellenbach) In questa scelta metodologica, viene posta l'attenzione non tanto sugli elementi che generano la trasformazione secondo un modello di causa-effetto, ma soprattutto sui tratti costitutivi di tale trasformazione. Secondo questa ipotesi la melanconia nell'accezione di psicosi endogena, non è organica quando si è scoperto il suo correlato biochimico o fisiologico e non è psicogena anche quando si sono individuati i fatti esperienziali che l'hanno procurata. La sua origine "sta nella trasformazione di un Endon specifico che si palesa in modificazioni somatiche e psichiche". (H. Tellenbach)

La forma più appariscente delle variazioni a cui è soggetto il ritmo dell'accadere si manifesta nella psicosi endogena Tellenbachiana, come fasicità nella malinconia e come periodicità nella ciclotimia. L'Endogeno nel pensiero di Tellenbach ha assunto un'autonomia categoriale, può essere assimilato al concetto di natura/Physis come lo intendevano gli antichi greci, non nel senso di fisico contrapposto a psichico, ma nel senso della realtà diveniente, che corrisponde alle cose che nascono e quindi muoiono secondo la legge del tempo. La concezione dell'endogenità, mette in rilievo un campo di origine che non è nè la psiche, nè il soma, ma li comprende entrambi.

"L'Endon: è l'impronta coniata in anticipo della personalità, la sua struttura"(H.Tellenbach), un concetto esprimibile solo all'interno di una correlazione tra uomo e natura (natura cosmica che si protende sull'individuo). A noi ci appare come un'idea archetipica (archè/principio - tipo), una memoria originaria, cui ogni essere vivente rimanda nella sua totalità.

Nella riflessione sulla nozione di "Endogenità" risuonano i contenuti sia del concetto di costituzione secondo un'ottica biologica, che quello di inconscio in una visione psicoanalitica.


Eraclito
IL RITMO, UN ASPETTO FORMALE DEL VIVENTE

Osservando con l'intelletto e con il cuore il gioco dei fanciulli, Eraclito di Efeso (500 a.c.) scopre la legge del divenire, dell'instabilità intrinseca di tutte le cose."L'immaginazione di bambini che giocano sulla spiaggia in riva al mare che fanno e disfano senza sosta i loro giochi, che seguono il capriccio incessante delle onde con un continuo andare e venire di stati d'animo" (S.Mistura), ci suggerisce una visione delle azioni e degli affetti umani legata inesorabilmente al ritmico: la sequenza temporale dei cambiamenti, degli aumenti e delle diminuzioni di tensione così ben espresse dal movimento capriccioso delle onde.

Il logos della natura che parla contemporaneamente delle cose del mondo e dell'anima dell'uomo, esprime compiutamente il flusso dell'esistenza e il suo movimento così come lo coglie Nietzsche con un'allegoria: "Il gioco del fanciullo cosmico Zeus, l'eterno scherzo di una distruzione del mondo e di una nascita del mondo". (F. Nietzsche) Il ritmo è un aspetto formale dell' intero universo, attraverso di esso il corpo e l' anima trovano equilibrio ed armonia nel movimento. Esso scandisce l'esistenza degli uomini, la nascita e la morte, la crescita del mondo vegetale, i movimenti delle onde sonore e dell'attività elettrica del cervello, le vibrazioni delle molecole, i movimenti degli astri e dei pianeti. C'è del ritmo nel volo di un uccello diceva Platone, nelle pulsazioni delle arterie, nel passo di un ballerino e nei periodi del discorso.

Nei testi sacri delle antiche religioni, la parola era celebrata come una emanazione divina legata alla ritmicità. "Il ritmo poetico non solo facilitava l'apprendimento mnemonico, la recitazione e la trasmissione dei testi sacri, ma determinava in colui che recitava una armonizzazione degli elementi inconsci e scoordinati dell'essere, tramite vibrazioni sincroniche che si propagavano nelle connessioni psichiche e spirituali della sua individualità. Infatti i ritmi che sono l'ossatura numerica determinata dell'intera natura, dalla sua più intima sostanza fino ai suoi più remoti limiti, mettevano l'uomo in sintonia con quell'armonia cosmica, che infine riusciva a sentire e a capire". (L. Benoist) La parola ritmo, dal greco rhytmus deriva dal verbo reo che significa, principalmente, scorrere. Cardine attorno a cui ruota l'esistenza, è un principio attraverso il quale una parte è messa in relazione con il tutto: l'anima con il corpo ed entrambi con il cosmo. Il ritmo è la forma del divenire, la forma del mondo dei fenomeni sosteneva Nietzsche. Secondo questa forma fondamentale dell'accadere della vita, si rivelano: vissuti psichici, eventi naturali, manifestazioni culturali.

La percezione di un tempo interiore scandito dal ritmo era evidente nell'antichità, nelle sue modalità di esistenza: "Ogni qualsiasi cosa ha la sua epoca, ed ogni impresa sotto il cielo ha la sua ora: nascere-morire, piantare-sradicare, massacrare-guarire, rompere-costruire, piangere-ridere, lamentarsi e danzare cercare-perdere, stracciare-cucire, tacere-parlare, amare-odiare". (Predica di Salomone).

Nei suoi aspetti biologici il ritmo si manifesta nelle funzioni organiche che passano regolarmente nel corso delle 24 ore attraverso un massimo ed un minimo (ritmo circadiano); nel battito del cuore e del polso, nel sonno e nella veglia, in tutta la periodicità naturale, l'alternarsi dei giorni, dei mesi, delle stagioni, della luce e del buio.

Nei suoi aspetti culturali e mitici si manifesta nel canto, nella danza e nella parola poetica. (H. Tellenbach) La lentezza e la velocità di un ritmo contribuiscono entrambi all'armonia di un moto e sono il risultato di una capacità di controllo e di misura interiori; essi appartengono alla normalità e alla caratteristica del movimento. "Misura e ritmo sono, invece assenti nella malattia; la loro assenza, anzi rileva la malattia stessa; la rapidità come ritmo veloce è, così, sostituita dall'agitazione e la lentezza come ritmico adagio si converte in rallentamento". (G. Tibaldi) L'accordo tra ritmo soggettivo e oggettivo, interiore ed esteriore, definiscono uno stato di armonia per cui possiamo concordare con Tellenbach quando afferma che "l'inclinazione alla malinconia aumenta tanto più chiaramente il ritmico viene eliminato dalla sfera culturale"(H. Tellenbach), quanto più il tempo determinato dalle macchine si impone sulla determinazione psichico-spirituale.


Poeta o filosofo?
MALINCONIA DEL FILOSOFO E DEL POETA

L'Esperienza malinconica attraverso la meditazione del filosofo e la rivelazione del poeta

A completamento ed integrazione delle argomentazioni esposte sino ad ora, nella convinzione che, la suggestione sentimentale ed emozionale abbia un ruolo importante in ogni processo espositivo, tanto quanto le modalità di un discorso critico, possiamo ora menzionare brevemente la narrazione e la poesia. Queste forme di espressione sono capaci di farci sentire, attraverso una liricità quasi cosmica, sia l'ombra stagnante della tristezza che la vivida luce di un tempo carico di eventi.

Con l'intervento della logica poetica, si manifesta il senso profondo della parola e certi vissuti malinconici si trovano d'un tratto come personalizzati, attivi, quasi spogli della loro indifferenza ed estraneità. Così, a volo radente, possiamo avvicinarci a quella eco profonda che alcune narrazioni suscitano in noi: l'enigmaticità dell'assenza, il senso della perdita, la metamorfosi del tempo e l'angosciosa vertigine del movimento. Se posiamo lo sguardo sulla letteratura e l'arte di ogni periodo storico, vi scorgiamo una raffinata capacità di osservazione e rappresentazione della complessa sensibilità umana.

Parafrasando Minkowski possiamo affermare che le belle lettere, si avvicinano di più alla realtà vivente di qualsiasi interpretazione scientifica. La parola dell'artista o del poeta è portatrice di un intuito profondo che si pone come anello di congiungimento tra due aspetti del linguaggio verbale, quello logico razionale e quello irrazionale e fantastico, cogliendo l'esperienza dell'uomo nella fluidità della sua esistenza, regione oscura e indefinibile.

L'intuizione accede ad ogni vissuto e realizza un contatto vivo con le cose e con le persone. Essa è la forma attraverso la quale si coglie la totalità della realtà: il contenuto di un fenomeno che appartiene tanto all'esperienza interiore personale, quanto al patrimonio arcaico e collettivo dell'anima dell'uomo. E' un orecchio posato sul sensibile e rivela la continuità, la trasformazione, nella complessità di un indivisibile e unitario vivente. "Si colloca nel movente e adotta la vita stessa delle cose".(H. Bergson)

Il linguaggio estetico fatto di suoni, immagini, forme, colori e gesti, lo troviamo nell'espressione rituale e mitica, nel gioco, nella danza, nella musica ecc. Esso appartiene al mondo sotterraneo della parola, alla sua storia nascosta, all'etimologia e al suo mondo di simboli. "Accanto alla parola concetto strumento del pensiero discorsivo, vi è anche la parola che fa immagine, nel suo valore evocativo essa si impone con forza, ci rivela tutto un mondo vivente, un aspetto essenziale della nostra vita umana, della vita dello spirito, della vita in assoluto".(E. Minkowski)

Possiamo dire che tale parola realizza un transfert sulle cose, quella atmosfera ineffabile, quella presenza affettivache allaccia l'io alla realtà. La parola domina la realtà, non solo nell'esercizio onnipotente del bambino o del primitivo (natura magica della parola) e nel suo impiego razionale, intenzionale e codificato, ma soprattutto quando realizza nella sua dimensione semantica e simbolica, razionale e affettiva l'unico contatto reale del soggetto col mondo. Così la narrazione, o meglio ancora la poesia traduce il suono dell'esperienza in segno concreto e visibile. Esso è in grado di restituire al lettore il rumore di fondo e l'accordo di un'immagine interiore che risuona viva nella coscienza di colui che scrive.



TAUMATURGIA E ARMONIA DEL RITMO

La religione, l'arte e la scienza racchiudono un' antico potere di incantamento: il potere dell'immagine, della parola, il movimento ritmico della collettività, quali strumenti realmente capaci di favorire la vita. La scienza medica del rinascimento ricercava il rapporto con le forze positive dell'universo, la sintonia del microcosmo umano con il cosmo, l'armonia dei ritmi naturali e delle stagioni interiori.


In verità noi distribuiamo la vasta armonia delle cose superiori in sette gradi: cioè nelle immagini, come si ritiene, stabilite armonicamente; nelle medicine dosate secondo una loro corrispondenza; nei vapori e profumi con regola simile preparati; nei canti e suoni musicali, al cui ordine e alla cui efficacia vogliamo riportare i gesti del corpo e le danze e i balli sfrenati; nei concetti e moti armonici dell'immaginazione, nelle coerenti speculazioni della ragione, nelle tranquille contemplazioni della mente. (M.Ficino)


Il medico-filosofo del 1400, Marsilio Ficino, nella sua opera sulla malinconia De Vita Triplici, vede nell'esercizio delle facoltà creative e nelle esperienze estetiche dello spirito che mettevano in sintonia con gli influssi positivi degli astri, una generale possibilità curativa:


Il melanconico in altre parole doveva applicarsi spontaneamente a quella attività che è dominio specifico della sublime stella della speculazione (Saturno), e che il pianeta promuove con lo stesso vigore con cui ostacola e danneggia le funzioni comuni del corpo e dell' anima cioè la contemplazione creativa in quanto nemico ed oppressore di ogni vita in qualche modo soggetta al mondo presente, Saturno genera la malinconia; in quanto amico e protettore di un'esistenza superiore e puramente intellettuale, può anche curarla.


Qualsiasi linguaggio che veicola sentimenti ed emozioni: discorso, scrittura e rappresentazione, costituisce un modo particolare e proprio per esprimere il ritmo della vita. L'antica funzione di purificazione e rasserenamento delle passioni attribuita ai riti, alla poesia e alle tragedie del mondo culturale greco, si ripete nell'attività artistica di ogni epoca storica. Il risultato catartico e curativo ad essi attribuito, si manifesta come effetto dell'esercizio ritmico, dei tempi scanditi dal gesto, dalla parola o dalla nota musicale sui ritmi affettivi interiori dell'uomo. Questo ci viene confermato da Tellenbach nell'importanza da lui attribuita al ritmo come determinazione spirituale, ed anche da De Martino che riporta le antiche concezioni platoniche in merito a questa ipotesi.

Il movimento ritmico veniva utilizzato per ristabilire ordine nei terrori e nelle angoscie dell'infanzia: "Quando le madri vogliono addormentare i neonati che hanno il sonno difficile, danno loro non già riposo, ma, al contrario, movimento, cullandoli senza sosta nelle loro braccia, e non già il silenzio, ma cantando qualche ninna nanna: e proprio come nel processo curativo che ha luogo nei tempestosi riti bacchici, questa cura mediante movimento e combinazione di danza e di musica è impiegata dalle madri per incantare i loro pargoletti". (Platone ) Nel Timeo, a proposito dell'esercizio ritmico come medicina dell'anima e del corpo, Platone riprende la teoria dei movimenti esterni regolatori di quelli interni -- richiamandosi ancora una volta all'immagine dell'oscillazione ritmica che si sperimenta su una nave, e assegnando la potenza terapeutica dell'incessante moto ritmico, all'imitazione della natura, nutrice e cosmica cullatrice di corpi.

Così noi intendiamo il lasciarsi prendere dal ritmo di un'attività estetica, come danza e melodia di segni, simboli e note, quasi un ritorno vivo del tempo passato, un progetto di ritorno indietro all'essere cullati passivamente dalle braccia materne e al cullarsi attivo nella produzione di un gioco. Alcuni psichiatri sono concordi nell'affermare che l'uomo moderno, in questa era medicalizzata, ha perso la capacità di servirsi dei riti e dei miti, di utilizzare quelle strade antiche per sfuggire alle difficoltà poste dalla realtà e per tollerare la frustrazione; per agire l'ansietà e la disperazione secondo percorsi consentiti e preordinati. "Resi inutili ed inefficaci i mezzi collettivi ed individuali per trascendersi e superare così le crisi malinconiche della presenza nel mondo, qualcuno (gli psichiatri), si è occupato di dimostrare che la malinconia non era in realtà che una malattia e che il suo nome poteva essere depressione". (Asioli, S. Mistura, G. Polletta)

Malattia e depressione che, se di diritto si riappropriano del loro valore significante, testimoniano "la difficoltà e la tenace non capacità del nostro assetto sociale nel rispondere ai bisogni e ai desideri della gente, se non nella forma deviante e fuorviante di una tecnologia totalizzante".


Melancolia
CONCLUSIONI

Questo excursus sulla malinconia non ha voluto circoscrivere un ambito di definizione, ma delineare un percorso che produce un'immagine della malinconia sulla base di alcune rivelazioni immediate del linguaggio estetico e su di una metafisica dell'esistenza.

Il tema conduttore fondamentale di questo percorso è il ritmo, come forma essenziale di ciò che è vivo, come anello di congiunzione tra natura e cultura.

Le posizioni della psicopatologia considerate, individuano la malinconia come una trasformazione della ritmicità dell'esistenza nei suoi cicli biologici e nelle manifestazioni dello spirito. Più specificatamente, il campo dell'endogenità o meglio dell'endocosmogenicità considera lo stato d'animo come un fenomeno dato con il ritmo e con il movimento della vita, determinato dalla reciproca interazione di uomo e natura. Una natura che si esprime nell'incontrarsi dell'individuo con il cosmo e con gli altri uomini, nell'appartenere primordiale dell'uno agli altri e dell'incontrarsi in esso. A prescindere da ogni convenzionale distinzione tra normale e patologico, il linguaggio estetico connesso alla sensibilità umana, al mondo del sentire, del desiderio e dell'immaginazione, ci pare molto vicino all'esperienza dei vissuti malinconici.

Alla poesia, ai miti, ai riti e alla contemplazione del filosofo chiediamo di rispondere alle nostre domande e di produrre significati che sono sedimentati nel profondo di ogni essere umano. I contenuti del materiale brevemente citato (e citato in bibliografia) ci riportano all'espressione di una spiritualità che prende forma nel ritmico, come coscienza di sè e si perde nell'incoscienza, nel turbamento e nell'angoscia. La musicalità e l'armonia delle forme, attorno alle quali i cristallizzano pezzi di realtà nascoste, racchiudono in sè la terrificante esperienza della depressione e della morte. Una lucida consapevolezza, questa, che ritroviamo così ben espressa nella seguente poesia di Aragon:

Dico con le parole di cose meccaniche
Più meccanicamente della neve che cade
Parole demonetizzate che si leggono nel giornale
E parlo con queste il linguaggio della gente
All'improvviso è come un soldo che cade sul selciato
Che ci fa fermare a metà del cammino
Eco incosciente di una disgrazia che tacemmo...
Che io dica di uccelli e di metamorfosi
Del mese di agosto che appassisce lungo i loti
Che dica del vento, che dica delle rose
La mia musica si spezza e si muta in singhiozzi.


Dolorosa tensione e distruzione, urgenza che si trasforma si placa nelle parole di un concetto, nelle figure di un racconto, nei passi di una danza, nei simboli dell'immaginario. Se il turbamento del ritmo disturba il processo della vita e del lavoro, è conflitto, contraddizione, malinconia ed inquietudine -- il movimento ritmico come coordinamento di forze e di sentimenti, equilibrio che si realizza nelle opere del divenire, corrisponde, invece, allo stato in cui il nostro mondo interiore è in pace.

L'attività artistica, qui intesa in senso lato come attitudine formativa e media espressivo, è rivelatrice della ritmicità nella vita dell'uomo: bellezza e compiutezza delle forme come euritmia; bruttezza, irregolarità e frammentazione di ciò che è amorfo, come aritmia. Sia il bello che il brutto come manifestazioni estetiche, costituiscono l'elaborazione di fantasie e di ansie depressive che sono proiettate nel prodotto artistico: un viaggio in un mondo perduto di sentimenti e di emozioni.

La formatività, la capacità di utilizzare simboli e di creare hanno avuto un'importanza fondamentale nell' evoluzione individuale e collettiva dell'uomo, nel superamento del lutto e della depressione. Riflettendo le teorie sulla posizione depressiva elaborate dalla psicoanalisi di Melanie Klein, Hanna Segal, che si è occupata ampiamente di creatività e di attitudine artistica, così afferma:


Quando il mondo dentro di noi è distrutto, morto e senza amore, quando gli oggetti del nostro amore sono in pezzi, noi stessi in un'impotente disperazione, dobbiamo ricreare quel mondo riunire le schegge, rianimare i frammenti morti, ricreare la vita.


Silenziosa taumaturgia del simbolo "che fa rivivere il tempo passato, simulacro di parole e di forme che testimoniano di un'assenza."(L. Benoist)

Banco di nuvole viste da Dio


BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
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    - Tibaldi, G., Corpo, Inconscio, Simbolo, Milano 1990, Ed. Libreria Cortina.
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