~ Leonardo & Michelangelo

Leonardo Da Vinci:1452–1519
~ O speculatore delle cose, non ti laldare di conoscere le cose che ordinariamente per sé medesima la natura conduce. Ma rallegrati di conoscere il fine di quelle cose che son disegniate dalla mente tua.

~ I'ho tanti vocavoli nella mia lingua materna, ch'io m'ho più tosto da dolere del bene intendere delle cose, che del mancamento delle parole, colle quali io possa bene espriemere il concetto della mente mia.

~ Naturalmente li omini boni desiderano sapere. So che molti diranno questa essere opra inutile, e questi fieno quelli de' quali Demetrio disse non faceva conto più del vento, il quale nella lor bocca causava le parole, che del vento ch'usciva dalle parte di sotto; uomini i quali hanno solamente desiderio di corporal ricchezze, diletto, e interamente privati di quello della sapienza, cibo e veramente sicura ricchezza dell'anima; perché quant'è più degna l'anima che 'l corpo, tanto più degni fien le ricchezze dell'anima che del corpo. E spesso quando vedo alcun di questi pigliare essa opra in mano, dubito non si come scimia sel mettino al naso o che mi domandi' se è cosa mangiativa.

~ Muovesi l'amante per la cos'amata come il senso alla sensibile, e con seco s'unisce e fassi una cosa medesima. L'opera è la prima cosa che nasce dall'unione. Se la cosa amata è vile, l'amante si fa vile. Quando la cosa unita è conveniente al suo unitore, li seguita dilettazione e piacere e sadisfazione. Quando l'amante è giunto all'amato, lì si riposa. Quando il peso è posato, lì si riposa. La cosa cognosciuta col nostro intelletto.

~ O tempo, consumatore delle cose, e, o invidiosa antichità, tu distruggi tutte le cose, e consumate tutte le cose dai duri denti della vecchiezza, a poco a poco, con lenta morte. Elena, quando si specchiava, vedendo le vizze grinze del suo viso fatte per la vecchiezza, piagne, e pensa seco perché fu rapita du' volte.

~ Amor ogni cosa vince.

~ Questo per isperienza è provato, che chi non si fida mai sarà ingannato.

~ Non mi sazio di servire.





Michelangelo Buonarroti:1475-1564

Sie pur, fuor di mie propie, c'ogni altr'arme
difender par ogni mie cara cosa;
altra spada, altra lancia e altro scudo
fuor delle propie forze non son nulla,
tant'è la trista usanza, che m'ha tolta
la grazia che 'l ciel piove in ogni loco.
Qual vecchio serpe per istretto loco
passar poss'io, lasciando le vecchie arme,
e dal costume rinnovata e tolta
sie l'alma in vita e d'ogni umana cosa,
coprendo sé con più sicuro scudo,
ché tutto el mondo a morte è men che nulla.
Amore, i' sento già di me far nulla;
natura del peccat' è 'n ogni loco.
Spoglia di me me stesso, e col tuo scudo,
colla pietra e tuo vere e dolci arme,
difendimi da me, c'ogni altra cosa
è come non istata, in brieve tolta.
Mentre c'al corpo l'alma non è tolta,
Signor, che l'universo puo' far nulla,
fattor, governator, re d'ogni cosa,
poco ti fie aver dentr'a me loco;
che d'ogn' uomo veril son le vere arme,
senza le quali ogn' uom diventa nulla.

~ ~ ~ ~ ~

Che fie di me? che vo' tu far di nuovo
d'un arso legno e d'un afflitto core?
Dimmelo un poco, Amore,
acciò che io sappi in che stato io mi truovo.
Gli anni del corso mio al segno sono,
come saetta c'al berzaglio è giunta,
onde si de' quetar l'ardente foco.
E' mie passati danni a te perdono,
cagion che 'l cor l'arme tu' spezza e spunta,
c'amor per pruova in me non ha più loco;
e s'e' tuo colpi fussin nuovo gioco
agli occhi mei, al cor timido e molle,
vorria quel che già volle?
Ond'or ti vince e sprezza, e tu tel sai,
sol per aver men forza oggi che mai.
Tu speri forse per nuova beltate
tornarmi 'ndietro al periglioso impaccio,
ove 'l più saggio assai men si difende:
più corto è 'l mal nella più lunga etate
ond'io sarò come nel foco el ghiaccio,
che si distrugge e parte e non s'accende.
La morte in questa età sol ne difende
dal fiero braccio e da' pungenti strali,
cagion di tanti mali,
che non perdona a condizion nessuna,
né a loco, né tempo, né fortuna.
L'anima mia, che con la morte parla,
e seco di se stessa si consiglia,
e di nuovi sospetti ognor s'attrista,
el corpo di dì in dì spera lasciarla:
onde l'immaginato cammin piglia,
di speranza e timor confusa e mista.
Ahi, Amor, come se' pronto in vista,
temerario, audace, armato e forte!
che e' pensier della morte
nel tempo suo di me discacci fori,
per trar d'un arbor secco fronde e fiori.
Che poss'io più? che debb'io? Nel tuo regno
non ha' tu tutto el tempo mio passato,
che de' mia anni un'ora non m'è tocca?
Qual inganno, qual forza o qual ingegno
tornar mi puote a te, signore ingrato,
c'al cuor la morte e pietà porti in bocca?
Ben sare' ingrata e sciocca
l'alma risuscitata, e senza stima,
tornare a quel che gli diè morte prima.
Ogni nato la terra in breve aspetta;
d'ora in or manca ogni mortal bellezza:
chi ama, il vedo, e' non si può po' sciorre.
Col gran peccato la crudel vendetta
insieme vanno; e quel che men s'apprezza,
colui è sol c'a più suo mal più corre.
A che mi vuo' tu porre,
che 'l dì ultimo buon, che mi bisogna,
sie quel del danno e quel della vergogna?


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