PASSATO REMOTO
~Breve antologia poetica di Claudio Venditti

Claudio Venditti, il Vate!


    PERDERTI

    Perderti,
    Nell’immensità delle cose, perderti.
    Ti ho perduto
    Come ho perduto quel grazioso
    Raggio di sole che mi
    Ha colpito tra i veli opachi
    Di un sentimento, or ora.
    Nei ricordi sei un fantasma.
    Chi coglierà adesso
    La margherita nell’entrare
    A San Francisco?
    Di certo ognuno prenderà
    Il fiore
    Per suo conto.
    Tra noi è crollato
    L’ultimo ponte ferreo
    Velato da strani ideali.

(10 Febbraio 1968)





arboreto, 12/2006


    DIALOGO

    Mio cuore, a volte sottile
    parvenza di nulla il meriggio
    insinua silente fra te e me.

    E nera solitudine qualche
    brezza furtiva e inattesa
    sulla soglia intromette
    e nella strada che va
    serpeggiando lungo case
    assolate.

    Dove sei? Sfuggono visioni
    solenni ed inutili domande:
    di colori l'universo vuoto
    non può oggi essere colmato.

    Dormi? Potessi veramente
    assopirti fino al termine
    di tutte queste imploranti
    stagioni!


(Cinquanta Voci Nuove, 1970)





Veduta dal Castello
INFANZIA 1971

Vano mi era il pregare
tra il quarzo e le nubi d’incenso della navata solenne in quel tempo fanciullo,
se marzo profumato spandeva nella via
le magiche note di un organetto vagabondo!
Cantore sognante suscitavo nel chiasso dei giochi il poema di Parsifal,
e odiosa mi era la mensa che non fosse una Tavola Rotonda…
Compagni di epiche imprese i fruscii
dei saloni notturni – l’inverno che ogni cosa inaridiva – esaltavano tesori di terre lontane gettando sgomenti sul mio piccolo cuore.
La vita era allora come una fiaba che scintilla negli occhi saggi della nonna;
da quel terrazzo smagliante di luna
si alzerebbe ancora il mio canto adulto
se una mano pietosa non mi avesse scomposto i capelli per sempre...






La dea Minerva


1970 - PIAZZALE UNIVERSITÀ LA SAPIENZA

A questa piazza ove il tempo
ha coronato di lauro e di chiara primavera i marmi
e le insegne tutte dell’Arte e del Sorriso antico, giungo
nella tua speranza;
Athena che lo scudo e la lancia
innalza trionfante
verso lo sterminato azzurro me e te protende come attimi di luce…
Athena proteggimi!
Come in un sogno
come un respiro dell’Alba lontana
e presente, i viali
Tu ammanta di amore
perché ogni foglia ne parli.
Domani solo memoria e pensieri
lasciati nell’ombra di un dannato crepuscolo…





Lily, ca. 1942

ALLA NONNA

Nella vecchia madia dormivano
il lievito e il pane appena sfornato, le mille essenze che tu coglievi
nel misterioso orto dietro il muro.
Nelle ombre della camera enorme
intrecciavi alle mie le grosse mani per la saggia preghiera e,
sotto al piumino soffice e roseo,
ascoltavo la voce del sogno,
castelli e orchi di fiabe usuali,
o nonna!
Ma ora che il tempo ha voltato così lentamente le pagine antiche del nostro libro, nel tuo viaggio fantastico aldilà delle stelle, sorridi all’eterno fanciullo che madie e piumini più non possiede per credere al sogno…
Anima dei miei verdi anni
bussa alle finestre di questi miei giorni affannosi:
tornerò allora fra le siepi
per cercare i piccoli semi che fiorivano eterni
sui rugginosi balconi del nostro
castello.





La collina, 12/2006

LA COLLINA

Con il tempo, vedrai, la collina
che lontano le sue dimensioni proietta
avrà i cespugli rossi e gialli e intorno il paese innalzerà il favoloso
padiglione della tranquillità.





A volte la poesia è un puro ricordo, ma è straordinaria perché riesce a coniugare quel presente con l'eternità che scorre inesorabile, densa di emozioni...

L'alba - 2007

    L'ALBA

    Chiudere la porta, entrare nel buio
    ma non è morire, non è morire
    se anche una luce lontana si spegne
    se uccelli neri volano verso il Nord.

    Oltre il bosco che nasconde
    la nera plebe serale di lupi e di dèmoni
    già le stelle indicano il mattino
    e il cielo si fa luce per te...

    Oggi il mio cuore
    potrà adorarti
    potrà venire verso il tuo cuore.





Sera arborea

RICORDI

Lascia che l’albero parli nella sera
e che nel vento i suoi rami
di stagioni sapienti
la tua storia raccontino.
Quando i vicoli del dolore
ti affamavano lungo la strada,
nessuno sulla piazza antica apriva spiragli di luce
ma soltanto mercanti di fiere medievali cenni ridenti facevano.
Celebriamo ormai i misteri sublimi
che disarmano ombre oscure e notte: è Persefone che torna dall’Ade,
è Demetra che grida di gioia sul mare di smeraldo.
Torna a sperare e a cantare le logiche
parole della contemplazione.


L'albero del bosco apache




Ara Pacis - particolare

ARA PACIS

Sul Tevere ti affacci, matrona inghirlandata
tra il bianco dei marmi e la collina armoniosa
dove Livia e Augusto riposano.
Più non senti il grido stridente
dei gabbiani che scendono a spirale sui tetti,
né Ercole si aggira più furente
tra i meandri del fiume
né sale più la nube dei suovetaurilia
in onore di Giove Capitolino.
I colori dell’oro e del verde
da te risplendono luce dell’Olimpo.
Se per rivederti percorro
dall’alba al tramonto città e villaggi,
tu sei veramente segno di colui
che per primo osò invocare la pace dal mare
fino al regno dei barbari Parti.
Oggi desidero anch’io Pace
per il mio cuore straziato,
dolente di battaglie:
scrivi sull'altare del tempo
che finita è la guerra
degli eserciti accampati
lungo i sentieri dell’anima mia.




    LUNA D'AGOSTO


    Quando si alzerà la luna di agosto
    dal mare di lacrime e volerà fino alle buie
    foreste che dormono cullandosi ebbre,

    Ti vedrò, sono sicuro,vedrò la luce
    che emani, spandersi celeste tra gli alberi
    Che il vento tormenta,
    Soffiando già via lontano le foglie
    Bruciate dalla torrida estate.

    Sarò pronto allora a partire
    Sul sentiero luminoso tracciato
    da Te per un incontro sicuro
    senza amarezze e folgorante...
    Da allora come una promessa

    tutto ciò che cercherò ogni giorno
    Sarà un messaggio dall’immortalità
    Che solo può dissolvere l’antico dolore.

Luna & Mare


PAURA, DOLCE PAURA

Ti amo, dolce Paura, dea invisibile,
erba sempreverde rampicante
al muro assolato dell’anima mia:
unità profonda nelle notti più vere
dei mattini pieni di luce.

In porti maestosi e squallide darsene
Ti avevo abbandonato, insensato vagabondo,
per sfuggire alle tue dolci spire,
di mare in mare ignorando
i colori di cui ti adornavi.

A te oggi voglio concedermi
Dolce Paura finalmente mia.
Creatura dagli occhi di cerbiatto,
amorosa presenza della foresta.
Amarti, amarti; felice giorno
quando hai gettato lontano
Il mio peccato senza fondo.

(24/01/2008)


la paura

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1 Commenti:

A 26/4/07 12:16, Anonymous Anonimo commenta così...

complimenti, Claudio. una poesia bella ed equilibrata.
e soprattutto piena di pace.
fabrizio

 

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