La dottrina dello shock

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SHOCK ECONOMY di Naomi Klein

[Traduzione dall’originale THE SHOCK DOCTRINE di Ilaria Katerinov] - Rizzoli 2007


Perché mezzo secolo di esperimenti targati CIA sul controllo della mente umana tramite elettroshock e un gruppo di brillanti studenti in Economia raccolti attorno alla figura di un carismatico professore amico e consigliere di uomini potenti sono facce della stessa medaglia? Quale modello economico è stato fatto affermare attraverso l'avvento delle giunte militari sudamericane - a partire dal Cile di Pinochet - nella seconda metà degli anni '70, e quali interessi erano in gioco in quel preciso momento storico? Che relazione hanno, se ce l'hanno, i desaparecidos argentini e i prezzi dei beni al consumo? Perché la piccola guerra delle Falkland ha cambiato la storia? Dove conduce il filo rosso che lega il Sudafrica, la Russia, la Bolivia, l'Iraq? Chi ci guadagna da uno tsunami?

New Orleans, pochi giorni dopo la furia distruttrice dell'uragano Katrina. Una fila interminabile di sfollati in attesa del pranzo, di coperte, di medicinali, di una parola di conforto. Gente che ha perso tutto: la casa, gli oggetti personali, il lavoro (chi ne aveva uno, naturalmente). E mentre migliaia di volontari, operatori sanitari, forze dell'ordine e uomini politici si sforzano di capire come strappare dalle grinfie dall'acqua e del fango le cose - ma delle vite si tratta e non di meri oggetti, in definitiva - appartenute a questi sventurati, un eminente membro del Congresso Usa, il repubblicano Richard Baker dichiara alle agenzie: "Siamo finalmente riusciti a ripulire il sistema delle case popolari a New Orleans. Noi non sapevamo cosa fare, ma Dio l'ha fatto per noi". Non ci sono solo una sconfinata arroganza e l'assoluto disprezzo per la sofferenza altrui nascosti in queste parole, ma una realtà ben più complessa, una vera filosofia. C'è nascosta la dottrina dello shock, quella di chi - economisti di primo piano, politici, amministratori, manager potenti, professori universitari, mica dei pincopallino qualsiasi - ritiene che l'unica via per imporre politiche liberiste a un sistema sociale 'insopportabilmente bloccato' sia approfittare di brevi parentesi post-traumatiche durante le quali le difese si abbassano, gli spazi si aprono, i margini di manovra si fanno potenzialmente infiniti.

"Chi crede nella dottrina dello shock è convinto che solo una grande discontinuità – un’inondazione, una guerra, un attacco terroristico – possa generare quelle tele vaste e bianche tanto intensamente desiderate. In questi momenti malleabili, in cui siamo psicologicamente e fisicamente sradicati, gli artisti del reale tuffano le mani e iniziano il loro lavoro di ricreazione del mondo". Ecco quindi che le catastrofi, le crisi, gli shock non sono eventi negativi (o almeno non soltanto negativi) ma rappresentano soprattutto opportunità che una elìte di dirigenti 'illuminati' devono saper cogliere. O saper creare... No, tranquilli, non sosteniamo che dietro alle catastrofi naturali ci sia una Spectre neoliberista (per quanto l'ipotesi, ora che ci penso, è suggestiva), ma che dire degli atti di terrorismo, delle guerre, della propaganda culturale (vedi alle voci strategia della tensione, stato di paura et similia)? Qui - indipendentemente dalle convinzioni politiche - se siamo intellettualmente onesti abbiamo il dovere di diventare più possibilisti. Siamo di fronte all'applicazione su larga scala di principi che gli esperti di tecniche di coercizione (traduzione: tortura) conoscono da secoli? Sì, sostiene Naomi Klein, la giornalista d'assalto canadese autrice qualche anno fa di NO LOGO, la cosiddetta Bibbia del movimento no-global. E a rafforzare la sua tesi presenta documenti e fatti tratti dalla cronaca degli ultimi anni, argomentazioni brillanti e citazioni, mentre ripercorre la carriera di quello che ritiene essere il creatore della dottrina dello shock e uno dei maggiori responsabili di alcune delle peggiori nefandezze perpretrate in nome del neoliberismo negli ultimi decenni, l'economista Milton Friedman. Ne vien fuori un libro sconvolgente, come tutti quelli che riescono a organizzare eventi apparentemente caotici e slegati tra loro in un disegno coerente, di simmetrica ferocia. Era dai tempi di IMPERO di Antonio Negri e Michael Hardt che non si leggeva qualcosa di così convincente, di così emozionante, di così capace di indignare e rinfocolare il fuoco della voglia di cambiamento.

[scritto da David Frati]



Naomi KleinINTERVISTA A NAOMI KLEIN (2007)

[di David Frati]

Come nasce Shock Economy e l’ipotesi della Shock Doctrine che ne è alla base?

Il libro è nato in Argentina, dove mi sono recata nel 2002 per girare Shock Doctrine, il cortometraggio che ho scritto assieme ad Alfonso Cuarón e che è stato diretto da suo figlio Jonás Cuarón, che quest’anno è stato proiettato al festival di Venezia - la prima volta per un documentario del genere - ma è disponibile al download gratuito su internet all’indirizzo www.shockdoctrine.com. Non si tratta certo di uno strumento di promozione del libro, ma di un messaggio a sé. Come il libro, nasce dalla mia esperienza di militanza e vicinanza con i gruppi anti-neoliberisti del mondo. L’intero Sudamerica in quel periodo era in rivolta contro 'el modello', una strategia economica basata sulla deregulation, sulle privatizzazioni e sulle liberalizzazioni. Capitoli importanti di questa rivolta erano stati l’elezione di Lula in Brasile, la lotta per l’acqua in Bolivia: mi sembrava ci fosse un parallelismo tra quelle situazioni e l’Iraq, e cioè una 'terapia shock', imposta ora dalla politica economica ora dalle armi. Anzi, a dire il vero in Iraq abbiamo assistito a un triplice shock: l’attacco militare, la ricostruzione selvaggia che si è abbattuta sul territorio come uno tsunami finanziario e infine l’utilizzo sistematico della tortura. E poi i luoghi dell’uragano Katrina, oppure lo Sri Lanka: ecco, nelle zone colpite dallo tsunami del 2004 abbiamo assistito a una forma particolarmente subdola di terapia shock. Quattro giorni dopo il disastro, con il paese ancora in ginocchio e i cadaveri ancora non sepolti i politici hanno fatto passare una proposta di privatizzazione delle acque senza che le persone potessero essere informate né avere voce in capitolo. Politiche a favore della gente? Mi pare a dir poco un paradosso farle passare per questo: hanno spostato le case dei pescatori verso l’interno per 'proteggerli' dalle maree e poi hanno lottizzato le zone lasciate libere per costruirci alberghi di lusso! Alla base del libro c’è l’esigenza di capire il fascino della teoria della Shock Economy, valutare il suo potere seduttivo. Per questo era di fondamentale importanza visitare i luoghi nei quali questi eventi stanno realizzandosi, toccare con mano e non esercitarsi solo sui libri, non trovarsi più - come ormai mi succedeva troppo spesso – in un qualche studio televisivo nel quale questo o quel giornalista finanziario mi spiegava perché ero matta.

La tua analisi nasce soprattutto quindi nei Paesi in via di sviluppo. Cosa è successo al movimento no-global nei Paesi industrializzati? E’ in letargo o cosa?

Il motivo per cui ho iniziato a interessarmi alla shock doctrine, a interrogarmi su come agisce, come fa a farci tornare bambini, è proprio per capire questo. Molti occidentali ormai sono terrorizzati, profilati in ogni particolare, e se sono del 'colore' sbagliato, delle idee 'sbagliate' si sentono vulnerabili. Abbiamo le risposte, ma manca la fiducia in noi stessi, ci hanno fatto credere che non esistono alternative: nell’emisfero sud del mondo invece la resistenza è ancora forte a questo pensiero unico.

Ma gli architetti di questa dottrina chi sono, di preciso?

Quando ho iniziato a scrivere pensavo di dover analizzare un fenomeno nuovo, emerso dopo l’11 settembre, e invece ho scoperto che c’era già molto prima: era nel Cile di Pinochet, nella Cina di Tien-an-men, nella Russia di Eltsin. Crediamo di sapere cosa è successo esattamente in questi luoghi e in questi momenti, ma non è così. Le radici di tutto questo sono da cercare nell’opera e nel pensiero di Milton Friedman, guru del liberismo morto nel 2006 a 94 anni. Friedman è stato osannato come il più influente economista del XX secolo, è uno che ha influenzato direttamente o indirettamente presidenti Usa, primi ministri britannici, ministri dell’Europa dell’est, dittatori africani, oligarchi russi, segretari del Partito Comunista cinese, direttori del Fondo Monetario Internazionale, per non parlare degli ultimi tre direttori della Federal Reserve. Il professore di Economia dell’University of Chicago e i suoi discepoli hanno tramato - alla luce del sole e non - per decenni, considerando il mondo una sorta di laboratorio per le loro spregiudicate teorie economico-politiche. In ognuno dei momenti dei quali parlavo prima, c’era dietro Friedman con i suoi 'Chicago Boys'. Quindi è bastato dare una prospettiva globale a tutti questi singoli 'esperimenti' e il quadro generale è emerso in tutto il suo orrore.

Di 'dottor shock' poi, se così vogliamo chiamarli, se ne trovano in tutte le categorie professionali: sono coloro che sono sedotti dall’idea di 'resettare', riprogrammare le situazioni politiche per poi ricostruirle seguendo modelli disinvolti e spregiudicati. Mao Tse Tung diceva: “Vorrei cancellare le persone e ridipingerle”: un sogno pericoloso e che a lungo termine non funziona, perché le persone non si fanno manipolare così e perché lo shock è per definizione uno stato temporaneo.

Esiste un antidoto a questa... voglia di resettarci tutti?

Cercano di resettarci perché hanno paura della memoria. L’antidoto è la conoscenza collettiva, è la cultura, è l’informazione. Non a caso a chi faceva riferimento a corsi e ricorsi storici dopo l’11 settembre, il presidente George W. Bush ha sempre risposto “Basta rivangare il passato, questo è l’anno zero, approfondire tutte queste questioni è perdere tempo, è quasi simpatizzare con il nemico”. Parlare di queste cose è pesante forse, ma è importante. Perché altrimenti non riusciremo mai ad accusare gli architetti di questa strategia criminale, e così ancora e ancora la riproporranno, impuniti. Ora guardano all’Iran...

[intervista di David Frati]

Naomi Klein e il marito Avi Lewis

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